La nuova zona espositiva vede all'ingresso un busto in bronzo
di Vincenzo Gemito, in fusione originale.
Sulla sinistra in una caricatura francese "Le jardin de 
l'harmonie" (1875 circa) sono riprodotti i ritratti
di tutti i maggiori musicisti viventi dell'epoca e anche quelli
morti.

Procedendo nella parete di destra figurano numerosi ritratti di
Verdi giovane, tra cui notevoli, in particolare, al centro, la 
prima immagine esistente del giovane maestro, ritratto da Stefano 
Barezzi nel 1836 in occasione delle nozze con Margherita; la seconda 
litografia in alto sulla destra reca la dedica autografa di Verdi al 
baritono De Bassini, primo interprete de I Due Foscari e Luisa Miller, 
sulla sinistra un bellissimo ritratto a pastello di Duranti eseguito 
a Napoli nel 1872. 
Il lato sinistro mostra nell'ordine, tra frontespizi 
di pubblicazioni, diversi importanti autografi: due esercizi musicali 
di composizione del giovane allievo di Provesi; la lettera al Monte di 
Pietà firmata da Barezzi che si impegna ad anticipare a Verdi che deve 
recarsi a Milano per gli studi quanto necessario in attesa della borsa 
di studio che verrà concessa; la lettera di ringraziamento allo stesso 
Monte del padre di Verdi (scritta e firmata tuttavia per conto del padre 
dalla mano del giovane); la lettera del 25 marzo 1847 con la quale Verdi 
comunica a Barezzi, con accenti di grande affetto, di avergli dedicato il 
Macbeth, chiamandolo "e padre e benefattore ed amico"; la comunicazione 
da parte dello stesso Verdi, del Podestà Accarini e del Ministro Molossi 
del favorevole esito del concorso sostenuto a Parma per il posto da maestro
 di musica; la richiesta di Verdi a Barezzi di un "imprestito" per potersi 
recare a Milano con la "Ghitta" (Margherita) per il contratto con la Scala 
per la sua prima opera (5/9/1838); la comunicazione del felice arrivo a 
Milano (8/9/1838); la richiesta di una carrozza che li vada a prendere a 
Piacenza per il ritorno (6/10/1838); la conseguente lettera del Podestà 
con la quale Verdi rassegna le sue dimissioni da maestro di musica.
 
Al centro della vetrina, in alto, un importantissimo documento risorgimentale, 
testimonianza dell'impegno patriottico di Verdi e della sua generosità: 
lancia tra i cittadini di Busseto una sottoscrizione "a favore dei feriti 
e delle famiglie povere di coloro che morirono per la patria" durante la 
seconda guerra d'indipendenza (20/6/1859). Alla firma di Verdi, con un 
generoso versamento, fanno seguito le firme di Giuseppina Strepponi, 
Carlo Verdi, del notaio Angiolo Carrara e di Antonio Barezzi, e di oltre 
cento cittadini di Busseto. 
Al termine di questo braccio di corridoio, su di uno schermo luminoso vengono
 proiettati filmati di esecuzioni verdiane, 
accompagnate da musica. All'angolo successivo sono esposte alcune lettere autografe. 
Interessante la seconda dall'alto, costituita dall'elenco dei mobili di 
casa che Verdi dopo la morte di Margherita rimanda a Busseto, e la terza 
nella quale annuncia al Sottoprefetto di Fiorenzuola di regalare alla
 patria uno dei suoi due cavalli in occasione della 3a guerra 
d'indipendenza (1866). 
A fianco la lettera autografa del 1837 indirizzata alla "Maestà" Maria Luigia 
d'Austria, Duchessa di Parma e Piacenza -della quale si affianca un bel ritratto -,
nella quale chiede di poter suonare per lei a Corte in occasione dell'accademia musicale
 che si teneva per il compleanno della sovrana: Verdi, sconosciuto 
"maestro di musica in Busseto" non riceverà risposta.
 
Di fronte quattro caricature, due di Delfico, sopra, e due francesi.
 
Nell'angolo ricavato accanto alla finestra, a destra alcuni manifesti manuali 
degli spettacoli che si tenevano nel 1838 nel piccolo teatro comunale della Rocca, 
nel corso dei quali venivano eseguite anche musiche composte dal giovane maestro. 
La vetrina espone le foto di Barezzi e del ritratto di Margherita, eseguite 
attorno al 1865 e l'unica immagine del Maestro Provesi, primo insegnante di Verdi 
e direttore della Società Filarmonica fondata da Barezzi. Di fronte un angolo 
dedicato a Emanuele Muzio (1821-1890), lui pure bussetano ed importante musicista: 
come Verdi beneficato da Barezzi, fu il suo unico allievo, compose alcune opere 
liriche (non annoverò nei teatri successi strepitosi, non ebbe però a soffrire cadute, 
Giulio Ricordi), poi fu direttore d'orchestra per importanti teatri in tutta Europa 
e per diversi anni negli Stati Uniti, e maestro di canto (fra le sue allieve il 
famoso soprano Adelina Patti). 

Proseguendo nel percorso, a destra si trova una vetrina dedicata alle ultime opere 
di Verdi, Otello e Falstaff, nella quale spiccano due grandi oleografie di Melitkovich 
con i ritratti del compositore e di Arrigo Boito, librettista di entrambe le opere e
fedele collaboratore di Verdi nell'ultimo periodo della sua vita, 
dopo esserne stato prima oppositore. Tratte dai numerosi numeri unici usciti in occasione 
della prima delle opere, vengono presentati i frontespizi e alcune pagine interne con 
i ritratti dei primi interpreti e dei costumi utilizzati in quelle occasioni. 

Di fronte, sulla sinistra, in una rientranza alcuni autografi verdiani, e poi una serie di 
ritratti del Verdi anziano, tra i quali spicca al centro uno stupendo pastello di 
Francesco Paolo Michetti - in assoluto tra i più bei ritratti esistenti - che ritrae 
il Maestro nel 1887, all'epoca della prima dell'Otello. 
Poco più avanti il bozzetto in bronzo del monumento a Verdi eretto a Trieste nel 1920,
 dopo che il precedente monumento in marmo era stato danneggiato e rimosso durante 
la prima guerra mondiale. 

Sulla destra si trovano i manifesti della stagione inaugurale del nuovo teatro Verdi 
di Busseto, dell'agosto 1868, il primo che riporta il programma dell'intera stagione 
che durò un intero mese, il secondo più piccolo relativo alla serata inaugurale del 
15 agosto 1868, alla quale gli uomini si presentarono tutti con cravatta verde e le 
donne in vestito verde, in omaggio al nome del compositore. Interessante l'annotazione 
che recita: "Lo spettacolo avrà inizio con l'esecuzione della sinfonia LA CAPRICCIOSA 
composta dal M.o Cav. Verdi Giuseppe in età di 12 anni". 

Nella vetrina sottostante i libretti di sala utilizzati in quella occasione ed una 
meticolosa storia della costruzione del teatro scritta nello stesso anno dell'inaugurazione. 

Nella zona centrale un grande tavolo in noce - il tavolo da pranzo della numerosa famiglia 
Barezzi sul quale si svolse anche il banchetto di nozze tra Peppino e Margherita - 
contiene in due espositori contrapposti documenti e illustrazioni relative in particolare 
al funerale "privato", fatto all'alba e senza musiche (come Verdi aveva chiesto nel testamento), 
ed il successivo trasporto solenne, un mese dopo, dal Cimitero di Milano alla cripta
 della Casa di Riposo per Musicisti da lui fondata, accompagnato da una folla immensa.
 
Nelle pareti che attorniano il tavolo, oltre 60 ritratti in litografia di moltissimi 
tra i cantanti interpreti delle "prime" delle opere di Verdi, una raccolta veramente 
unica nel suo genere. 

L'espositore che si trova nella saletta successiva mostra alcuni 
pezzi veramente pregiati, a iniziare da una foto di Arturo Toscanini con dedica a 
Carolina Barezzi, nipote di Antonio, che nel 1926 - quando il grande venne a celebrare 
i 25° anniversario della scomparsa del Maestro, così come aveva fatto nel 1913 per il 
centenario della nascita - viveva ancora nella casa; una bacchetta utilizzata dal 
direttore in quell'occasione accompagna l'autografo. 
Sull'altro lato la bacchetta lasciata invece da Riccardo Muti lo scorso 12 aprile, 
al termine della rappresentazione del Falstaff, per il quale fu utilizzato lo stesso 
allestimento scenico di Toscanini per la stessa opera nel 1913 e nel 1926. 
Sulle pareti manifesti delle celebrazioni verdiane di quegli anni, e sull'altro lato 
delle recenti esecuzioni di Aida e Falstaff, che hanno degnamente onorato quest'ultimo 
centenario della morte.
 
Al centro della vetrina il manoscritto originale dell'ode "In morte di Giuseppe Verdi" 
scritta da Gabriele D'Annunzio pochi giorni dopo la morte del maestro, 
composto da dieci pagine autografe del grande poeta: i versi più belli e più famosi 
sono riprodotti sulla parete laterale.